10_C come Cibo

Oggi parliamo di Cibo. Pasta, pizza, lasagne, tutti conoscono il cibo italiano. Ma da dove arriva la pasta al pomodoro? La mangiamo da sempre? Chi è Pellegrino Artusi e perché è importante per l’Italia? Un viaggio nella cucina italiana attraverso le pagine del primo ricettario nazionale!

Trascrizione

Grazie grazie grazie grazie.

Oggi inizio la nostra puntata con un grande Grazie a tutti voi per ascoltarmi e anche perché nelle ultime settimane ho ricevuto qualche email da persone che mi ascoltano: mi hanno fatto davvero tanto tanto piacere. Quindi vi ringrazio qui in diretta – tra virgolette.

Se volete scrivermi per suggerimenti, per commenti, consigli, eccetera, io sono sempre contenta di ricevere le vostre email. Quindi, potete scrivermi a: linda@speakitaliano.org. Sarò felice di rispondere a ogni email che mi manderete.  Oggi, in particolare, voglio rispondere a un commento, a una domanda che una ragazza dall’Argentina, Sofia, mi ha fatto. Sofia vorrebbe sapere di più sul cibo italiano e io risponderò in maniera un po’ originale, quindi rispondo un po’ a modo mio.

Ho pensato quindi di dedicare la puntata di oggi, visto che siamo arrivati alla C nel nostro vocabolario, nel nostro sillabario, ho deciso di dedicare la puntata di oggi proprio al cibo.

Pensiamo a Italia, pensiamo a cucina

Pasta, pizza, lasagne alla bolognese, tutti conoscono la cucina italiana. Ma è sempre stato così? Qual è l’origine della culinaria italiana? Come si è evoluta? Qual è stato l’ambiente che ha permesso lo sviluppo di ricette comuni e di una cultura così legata al cibo?

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

Fonti e link utili:

02_Evoluzione della lingua

Today we will continue this journey (in Italian) into the evolution of the Italian language that we started last week. We will talk about Galileo Galilei and its fundamental role in promoting and creating a vulgar but scientific language. Look at the knowledge that we have today and imagine a world where technical and scientific knowledge belongs to an elite of intellectuals. Galileo was part of this world and started an important internal revolution.

We will talk about Alessandro Manzoni and Risorgimento. The idea of the Italian Nation boosted the willing of a common language. Manzoni was one of the protagonists of this movement. He contributed to the creation of a common and contemporary language. Finally, we will get a look to the last and most contemporary steps of this evolution: nation, newspapers, radio, tv.

Buon ascolto!

 

Trascrizione:

Ben ritrovati! Oggi continuiamo la storia della lingua italiana che abbiamo iniziato la settimana scorsa: è una storia molto lunga e ovviamente non ho parlato di tutti i dettagli, però stiamo percorrendo a grandi linee i punti fondamentali di questo percorso.

La settimana scorsa ci siamo fermati al 1600, voglio un attimo ritornare a questo momento. Perché? Il 1600 è stato un momento importante, in particolare è stato un momento importante anche per la letteratura scientifica. Forse molti di voi hanno sentito già parlare di un uomo che ha rivoluzionato la storia della scienza moderna e che si chiama Galileo Galilei. Bene, Galileo Galilei nel 1632 pubblica il suo capolavoro che si chiama “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Ora, perché quest’opera è così importante? Perché Galileo decide di scrivere quest’opera in volgare.

Nel mondo moderno ci siamo abituati ad avere accesso alla scienza e quindi tutti possiamo arrivare ad avere informazioni, ad esempio, sul mondo, sulla terra, sullo spazio, informazioni di fisica e di matematica. Nel 1600 non era così: la scienza era di proprietà degli intellettuali; in particolare, la scienza in Italia era divulgata in latino. Era quindi impossibile per una persona umile o per una persona che non era un intellettuale riuscire a sapere delle cose del mondo.

Galileo cambia questo: con la sua scelta di scrivere in volgare, lui amplia, lui ingrandisce, lui rende l’informazione aperta a tutti e fa questo per riuscire a diffondere queste informazioni scientifiche. Anche perché voleva in qualche modo creare un vocabolario, creare un linguaggio comune agli scienziati, quindi voleva un po’ staccarsi dal latino. Per fare questo lui crea un linguaggio semplice, in volgare, ma cerca di semplificare alcune costruzioni che erano un po’ complesse. Questo per rendere la logica, per rendere il suo linguaggio più accessibile, appunto più semplice. Il successo di questa prima opera di Galileo è enorme e quest’opera riesce davvero a raggiungere molte persone. Probabilmente è anche questo il motivo per cui successivamente Galileo è accusato dalla Chiesa. Il fatto di aver scritto la sua opera non in latino ma in volgare sicuramente ha contribuito alle accuse che sono state poi rivolte a Galileo da parte della Chiesa.

Ok quindi poi che cosa succede? A partire dal XVI secolo, quindi dal 1500, abbiamo detto che l’Italia aveva un unico modello per la lingua scritta ma la lingua parlata è ancora per molti secoli regionale. Molte persone scrivono in un modo, gli intellettuali scrivono in un modo, e parlano a casa in un altro. Questa cosa cambia nel 1800. Perché? Perché inizia un grande movimento nazionale. Gli italiani iniziano ad avere consapevolezza del proprio Paese: iniziano a volere una lingua unitaria. Perché? Perché in una prospettiva nazionale questa lingua doveva superare le differenze regionali e creare finalmente quello che era il popolo italiano: inizia il movimento del Risorgimento italiano. Non so se avete mai sentito parlare di questo movimento ma sicuramente avete sentito parlare di Garibaldi o di Camillo Benso Conte di Cavour: loro sono stati solo alcuni dei personaggi importanti per questa unione nazionale che è iniziata nel 1800 ed è arrivata all’Unione d’Italia nel 1861. L’unione d’Italia arriva finalmente nel 1861 dopo lotte, dopo diplomazia, ecc.  

Però, dobbiamo comunque analizzare un dato importante: Unione d’Italia non significa ancora unione linguistica. Perché? Perché nel 1861 solo il 2,5% della popolazione italiana comunica in italiano ,solo il 10% capisce la lingua: quindi l’italiano non è la lingua quotidiana della maggior parte delle persone. Pensate che il 90% della popolazione continua a parlare lingue locali e dialetti. Inoltre, c’era un altissimo indice di analfabetismo quindi persone che non sapevano leggere e non sapevano scrivere. Cosa succede? Molti intellettuali dell’epoca, parleremo adesso di un personaggio molto importante Alessandro Manzoni, capiscono che l’italiano scritto è molto antico, molto arcaico ed è molto distante dal mondo moderno e continuano quindi quel dibattito sulla lingua italiana che è iniziato nel 1300 ed è arrivato fino al 1800.

Quale lingua usare?Come creare una lingua italiana unica per tutti? L’Italia è fondata, l’Italia è stata fondata, ma come creare un modo per le persone di parlare l’una con l’altra; come unire veramente il popolo italiano?

Bene, una persona sicuramente rilevante è appunto Alessandro Manzoni che nasce nel 1785 e muore nel 1873. Se avete qualche amico italiano potete chiedere che cosa pensi dei Promessi Sposi. Ricordo, infatti, che a scuola era sempre un po’ una fatica per noi leggere questo grande romanzo, I promessi sposi, solo oggi però capisco quanto sia stato importante. Perché? Perché I Promessi Sposi, quest’opera di Manzoni, è stata davvero il punto di svolta cioè l’avvicinamento tra italiano scritto e lingua parlata.

Questo romanzo, I promessi sposi, contribuisce al movimento verso la creazione di un’Italia linguisticamente unita. I Promessi Sposi sono il primo grande passo del 1800 per riuscire a unificare un popolo che era unito a livello di istituzione, unito politicamente, ma non ancora unito culturalmente. Come creare la lingua di Manzoni? Prima di tutto dovete considerare che Manzoni, Alessandro Manzoni è nato a Milano: nella sua quotidianità lui parla l’italiano di Milano che è diverso da quello fiorentino.

Dovete anche considerare che i Promessi Sposi è stato rivisto e riscritto tre volte. Perché? Manzoni capisce che per raggiungere l’obiettivo comune si deve scegliere uno dei dialetti italiani e promuoverlo per la popolazione come lingua unica.

Quale lingua? Anche lui decide di avvicinarsi al Fiorentino: non il fiorentino antico però, ma il fiorentino moderno quindi il fiorentino parlato dalle classi colte, dalle classi intellettuali. Quindi Manzoni si avvicina questa lingua e inizia a teorizzarla inizia a semplificarla. L’uso di questo linguaggio semplice e semplificato e soprattutto la scrittura di questo romanzo segna un momento importante per intere generazioni di italiani che iniziano ad usare questa lingua non solo per lo scritto, ma anche come riferimento almeno nel vocabolario per l’orale.

Voglio leggervi l’incipit di questo romanzo perché è una frase che tutti noi italiani conosciamo, è un paragrafo, insomma, che noi tutti italiani conosciamo e voglio farvi vedere quanto la lingua di Manzoni che quindi è del 1800, 200 anni fa quasi, sia molto simile alla lingua che oggi noi usiamo.
Anche qui, non preoccupatevi se non capite tutto, provate ad ascoltare il suono e a riconoscere le parole che non sono più contemporanee. Vedrete che non ci sono molte parole non contemporanee, tutte le parole di questo paragrafo possono essere comprese da chi conosce la lingua italiana.

Questo è l’inizio del romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi:

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume”

Manzoni qui sta parlando del lago di Como, è l’inizio del nostro romanzo e descrive in un modo molto bello, in un modo molto pittoresco, la forma del lago di Como.

Bene, ovviamente non è solo questo romanzo che poi ha creato l’italiano standard che parliamo oggi: il processo è stato molto più lungo. Ovviamente un romanzo non può completamente cambiare la storia di una lingua. Quali sono stati gli altri fattori unificanti, quindi quali sono state le altre iniziative, gli altri avvenimenti storici che hanno portato alla nascita, alla creazione non alla nascita di questo italiano che oggi io parlo.

  • Beh come potete immaginare abbiamo avuto l’esercito, quindi l’esercito Nazionale: lo spostamento di ragazzi da Nord a Sud, da Est a Ovest, durante la prima e la seconda guerra mondiale, ha portato alla creazione di una lingua comune a tutti, quindi alla necessità di comunicare.
  • Poi, stessa cosa l‘industrializzazione e l’urbanizzazione quindi soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale molte persone sono emigrate: alcune verso l’estero, altre dal Sud al Nord principalmente e questo ha portato all’esigenza di una lingua comune per tutti.
  • Un altro elemento che è un po’ odiato dagli italiani, ma che comunque ha contribuito alla creazione di questa lingua è la burocrazia, quindi la creazione di documenti comuni a tutti che potessero essere standard in tutta Italia.
  • Più avanti la diffusione dei giornali: i giornali per riuscire a raggiungere un pubblico più grande devono semplificare il linguaggio, creare una forma di scrittura accessibile a tutti.
  • Infine, una cosa molto molto importante è stata l’istruzione obbligatoria: l’obbligo dal 1859 di andare a scuola.
  • Dopo la forma scritta, più avanti negli anni 50, nascono le radio, il cinema e la televisione. La televisione in particolare ha un ruolo fondamentale nell’integrazione definitiva e linguistica del nostro paese.

Per finire, dobbiamo aprire una piccola parentesi sulle minoranze linguistiche; non dobbiamo pensare infatti che oggi in Italia parliamo solo italiano standard: i dialetti continuano a esistere così come alcune lingue indipendenti.
Appunto, voglio proprio farvi alcuni esempi di queste minoranze linguistiche, queste lingue indipendenti che forse non conoscete. Le minoranze storiche oggi presenti in Italia sono ad esempio:

  • il francese che è parlato in alcune zone di Piemonte e Val d’Aosta
  • il provenzale o occitano che è parlato In alcune zone di Piemonte, Liguria, in un comune della Calabria (quindi molto molto a Sud).
  • il francoprovenzale in Val d’Aosta e in due comuni in Puglia
  • il tedesco in Alto Adige e altre zone alpine
  • poi abbiamo altre lingue in Trentino: una lingua che si chiama cimbrico, in Veneto
  • abbiamo il ladino: una lingua parlata in Veneto e Trentino Alto Adige
  • il Friulano in Friuli
  • lo sloveno in alcune zone del Friuli Venezia Giulia che confinano appunto con la Slovenia
  • il serbo-croato in alcune zone di Abruzzo e Molise
  • addirittura il greco: ci sono alcune zone della Puglia e della Calabria che parlano greco
  • e l’albanese che è parlato in alcuni comuni di Molise Campania Puglia Basilicata Calabria e Sicilia
  • infine in Sardegna abbiamo il sardo che è considerato appunto una lingua a sè perché è distante dall’italiano
  • e il catalano che è parlato nel Comune di Alghero sempre in Sardegna.

Bene, anche per oggi abbiamo finito. Sono curiosa di sapere se esistono minoranze linguistiche nei vostri paesi, quali sono, vengono protette? vengono parlate? E ora terminiamo con il proverbio della settimana che è questo: Chi dorme non piglia pesci, che significa: Chi dorme non prende pesci. Come forse sapete, la pesca è un’attività che viene svolta prevalentemente di mattina presto e quindi come i nostri nonni saggiamente dicevano: se una persona dorme troppo, nella vita,non può pescare i pesci. Questo può essere applicato in generale con altri impegni della nostra vita. Vi saluto per questa settimana, grazie mille per l’ascolto; sono sempre disponibile a ricevere i vostri feedback e commenti e vi auguro una buonissima settimana.

Ciao ciao grazie.

 

Bruno Munari, il genio

Conoscete Bruno Munari? Oggi voglio parlare di questo artista poliedrico e straordinario.

La vita di Munari

Bruno Munari è stato un artista, designer e scrittore italiano. La sua figura è estremamente importante per la storia del design italiano del XX secolo. Come artista e pensatore, ha contribuito in modo fondamentale alle diverse aree dell’espressione visiva e non visiva , dalla grafica alla didattica. In particolare Munari si è dedicato alla ricerca sul tema della luce e del movimento. Sono importanti anche le sue teorie sullo sviluppo della fantasia attraverso il gioco. Vive a Milano durante gli anni del boom economico e della rinascita industriale italiana degli anni 50.

Bruno Munari nel suo studio a Milano

Da giovane, Munari partecipa al movimento del futurismo ma trova fin da subito il suo stile umoristico.

Negli anni 30’ inventa la macchina aerea: il primo mobile nella storia dell’arte. Nel 1933 crea le macchine inutili, una serie di oggetti di forme, pesi e misure diverse appesi in modo armonico fra di loro. Durante il suo lavoro Munari cerca di far convergere arte e tecnica e in molte occasioni si dimostra rivoluzionario e innovativo. La sua grande creatività e la sua passione per discipline diverse impediscono ogni classificazione univoca.

Dal 1939 al 1945 lavora come grafico per l’editore Mondadori e inizia a scrivere libri per l’infanzia che erano pensati per suo figlio Alberto. Nel 1948 insieme ad altri artisti crea il Movimento Arte Concreta.

Negli anni 50 crea i negativi-positivi, una serie di quadri astratti che lasciano allo spettatore la libertà di interpretazione. Nel 1951 crea le macchine aritmiche e i libri illeggibili. Sono molte le creazioni originali di Munari negli anni 50 che uniscono idee astratte a humor e fantasia.
Nel 1958 modella le forchette e crea un linguaggio dei segni tramite forchette parlanti.

Negli anni 60’ Munari compie molti viaggi verso il Giappone e crea alcune opere d’arte nella capitale nipponica. Allo stesso tempo si dedica a molte opere seriali e sperimentazioni visive e cinematografiche. La sua produzione rimane molto attiva.
Aumenta negli anni il suo interesse verso il mondo dei bambini e nel 1977 crea nella Pinacoteca di Brera a Milano il primo laboratorio per bambini in un museo. Negli anni 80 e 90 la sua creatività continua a ideare opere e sculture. Riceve negli anni molti riconoscimenti e muore a Milano all’età di 91 anni.

L’opera di Munari

« Il sogno dell’artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali. »
(Bruno Munari, Artista e designer, 1971)

Munari può essere considerato un artista vulcanico e ha unito nelle sue creazioni artistiche molte tecniche diverse. L’opera di Munari è immensa e non è possibile riassumere in poche pagine la grandezza e l’innovazione di Bruno Munari.

Osserviamo qui alcune delle opere create e ideate dall’artista milanese.

Le macchine inutili

Le macchine inutili di Munari nascono negli anni 30 del 1900 e sono collegate all’infanzia; come dice lo stesso artista, infatti, queste creazioni possono essere messe in relazione con «quei pezzi di carta che liberavo nell’aria, da bambino». Sono costruite con materiali di diverso tipo (fili di seta, cartoncino, vetro…) e rappresentano un rinnovamento artistico. Munari voleva “liberare” la pittura astratta e inserirla nella dimensione di spazio e di tempo. Il collegamento con l’infanzia è chiaro e le creazioni ricordano i giochi che Munari bambino faceva (un’altalena, alcuni disegni con il cartoncino…). Queste macchine non producono beni di consumo materiale ma, come dice lo stesso artista, “beni di consumo spirituale”: sono immagini che educano al gusto e al senso estetico. Come i giochi dei bambini.

I libri per bambini: prelibri e libri tattili

Negli anni Quaranta Bruno Munari inizia a collaborare con la casa editrice Mondadori. Inizia a scrivere i primi libri per l’infanzia che sono inizialmente pensati per suo figlio Alberto. Più avanti Munari sposta la sua attenzione alle prime fasi dell’apprendimento: crea libri tattili e visivi per bambini che non sanno ancora leggere e scrivere. Questi libri non hanno parole ma colori e sorprese visive: secondo Munari infatti la sorpresa può portare i bambini a imparare. Obiettivo di questi libri “illeggibili” è quello di portare lo stupore dei bambini verso oggetti utili ed educativi. Questi libri, come i giochi che Munari inventa, sono una risposta alla società che lui trova omologata e ripetitiva.

I negativi positivi

I negativi positivi sono opere che rappresentano forme geometriche quadrate e rettangolari. L’idea di Munari qui è quella di lasciare libero lo spettatore di interpretare l’opera. Si chiamano negativi positivi perché ogni parte è autonoma, come le parti che compongono il motore di una macchina. Non c’è un fondo ma tutte le forme insieme compongono l’oggetto.

Le forchette parlanti

«Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole, colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose… La semplificazione è il segno dell’intelligenza».

Con le forchette parlanti Munari usa l’espressività e lascia l’utilità. Si allontana dalla funzione degli oggetti per usare la fantasia e la libertà e realizzare cose inutili come queste “forchette parlanti”. Lo stesso Munari usa queste parole: «questo delle forchette è un gioco, una specie di ginnastica mentale, come quello che faccio con i bambini».

Munari ha prodotto molte opere originali e innovative e la sua influenza è presente ancora oggi in molti campi di arte, design e industria italiane.

Terminiamo il nostro breve viaggio nell’opera di Munari con un video in cui potete vedere l’artista all’opera con i bambini:

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Scriviamo una biografia
Impariamo – Consigli di scrittura

Se vuoi scrivere una biografia puoi usare il passato oppure il presente.

Presente:

Bruno Munari nasce a Milano e vive gran parte della sua vita nella città lombarda.

Passato:

Bruno Munari è nato a Milano e ha vissuto gran parte della sua vita nella città lombarda.

È però importante che rimani coerente mentre racconti la storia (se inizi con il presente continui con il presente fino alla fine)

Queste espressioni possono aiutarti:

  • in particolare
  • da giovane
  • negli anni Trenta
  • durante la sua vita
  • dal … al …
  • all’età di
  • da giovane – da adolescente – da adulto – da anziano
  • prima … poi

Domande:

  • Conoscevi Munari? Cosa pensi? Ti piace la sua opera?
  • Secondo te bellezza e funzionalità devono essere usate insieme?
  • Conosci grafici o artisti originali e creativi del tuo paese?

Rispondi a queste domande nei commenti!

Ecco un podcast che potete ascoltare: