Integra l’italiano nella tua vita – 6 consigli pratici

Abbiamo parlato di quanto sia importante la routine nella nostra vita. Siamo animali abitudinari e le cose ripetute ci trasmettono sicurezza.

Anche le persone che viaggiano molto o le persone che hanno un lavoro flessibile hanno una specie di routine. Ci sono gesti che facciamo che si ripetono.

Oggi voglio darti alcuni consigli per integrare l’italiano nella vita di tutti i giorni. Sono cose piccole, ma che possono fare la differenza.

Io penso che studiare una lingua non debba essere solamente un passatempo. Stai infatti imparando a usare uno strumento che può aprire il tuo mondo e i tuoi orizzonti. Puoi conoscere persone che la pensano come te, persone da altri paesi, con cui puoi iniziare un dialogo stimolante e di crescita.

A volte chiudiamo lo studio di una lingua straniera a un’ora alla settimana. Poi basta, chiuso il computer dimentichiamo che sappiamo parlare l’italiano.

Qui alcuni consigli per integrare con piccoli gesti l’italiano nella tua vita:

La lista della spesa

Tutti noi andiamo a fare la spesa ogni settimana, giusto?

Beh, perché non scrivere la lista della spesa in italiano? Questa è una cosa pratica, semplice e ripetuta che possiamo fare tutti. In questo modo l’italiano diventa la lingua della spesa! E se devi fare una lista per tuo marito o tua moglie, puoi scriverla in due lingue. In questo modo anche lui o lei possono imparare l’italiano in preparazione alle vostre prossime vacanze in Italia!
La lista della spesa è pratica e permette di imparare un vocabolario di uso quotidiano.

Video di cucina

Ti piace cucinare? Allora puoi cucinare un piatto in italiano qualche volta. In generale puoi guardare la ricetta in Italiano. Ci sono molti video su youtube con ricette buone e originali. Se non parli bene l’italiano, non importa. I video hanno immagini che possono aiutarti a seguire la ricetta senza sbagliare.

Agenda

Hand-drawn blue desk calendar illustration

Uso la mia agenda per programmare le mie lezioni e i miei appuntamenti. Sulla mia agenda scrivo anche le cose che devo fare o comprare.

A volte scrivo in italiano, a volte in inglese.

Per integrare l’italiano nella tua vita, inizia a scrivere sulla tua agenda in italiano. Puoi iniziare anche con un solo giorno o due a settimana. L’importante è scegliere un giorno preciso e mantenere l’impegno.

Flashcard

Hai mai sentito parlare di flashcards? Le flashcards sono delle carte dove possiamo scrivere le parole nuove. Da un lato scriviamo la parola nuova e dall’altro la traduzione nella nostra lingua. Ci sono molti programmi di flashcards digitali che possiamo scaricare comodamente sul nostro cellulare (i miei preferiti sono Quizlet e Memrise). A me, però, piacciono ancora i metodi tradizionali e creo le mie flashcards a mano.

Scrivere è per me un buon modo per memorizzare.

Istruzioni:

Prendi un contenitore (un vasetto, una scatola, un cestino), carta e penna. Inizia a creare le tue flashcard. Ogni sera, prima di andare a dormire oppure ogni mattina prima del caffè pesca una parola e ripassala.

Quando una parola è famigliare e l’hai memorizzata, toglila dal cestino.
Puoi praticare con parole oppure con intere frasi (utile se devi programmare una vacanza).

 

Post it

Anche i post-it sono un ottimo modo per ampliare il vocabolario. Puoi attaccare post -it sugli oggetti intorno a te. La ripetizione visuale ti aiuterà a memorizzare meglio.

Inizia con informazioni oggettive e incolla i post – it su oggetti in casa che non conosci: mensola, specchio, asciugamano, interruttore.
Quando conosci i nomi degli oggetti puoi iniziare a scrivere cose astratte, parole che descrivono alcune caratteristiche dell’oggetto.

Qui alcuni esempi:

  • Interruttore > utile > acceso / spento
  • Mensola > reggere > arredamento
  • Divano > accomodante > imbottito

Scambi linguistici e conversazioni

Sono una persona estremamente pigra e per me fare sport è sempre un problema. Ultimamente però faccio sport con un amico. Avere un appuntamento fisso sulla mia agenda mi aiuta a sconfiggere la pigrizia.

Quando sento la voce nella mia testa che dice: “Dai Linda, rimani a casa a guardare un film”.
Rispondo: “Non posso!”.

Il mio senso di responsabilità è più forte della pigrizia momentanea. E questo fa bene alla mia mente, al mio corpo e alle mie relazioni sociali.

L’italiano è la stessa cosa. Parlare una lingua è questione di pratica e allenamento. La lingua si arruginisce se non la usiamo. Se abbiamo un appuntamento è più facile mantenere una pratica costante. Inoltre, l’ansia (in giusta dose) e la voglia di comunicare con un’altro essere umano ci aiutano a memorizzare meglio e studiare con più piacere.

Fortunatamente, ci sono molti modi per fare questo online. Non è importante dove siamo, con internet possiamo trovare un modo per parlare con qualcuno in Italiano.

In particolare è possibile:

 

Per oggi i consigli sono finiti. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Puoi scrivere qui sotto nei commenti oppure unirti al gruppo Facebook di Speak Italiano!

14_Il Carnevale

Maschere, colori, risate e allegria, ma anche satira e politica. Tutto questo è oggi il Carnevale. Ma come nasce la festa più amata da grandi e piccini? Sapete che i romani avevano una festa simile? E cosa c’entano il teatro e Venezia? Scopritelo con me nel podcast di questa settimana!

Trascrizione:

Il carnevale è speranza:
La gente torna dalla lontananza
La gente triste ride nella danza
La gente grande vive un’altra infanzia

Le parole che avete sentito in apertura sono di un artista brasiliano di nome Chico Buarque. Probabilmente i brasiliani che ci stanno ascoltando lo sanno, ma questo cantante Brasiliano ha vissuto per un periodo in Italia. Negli anni 70, infatti, il Brasile stava vivendo una dittatura militare che ha portato cantanti come Chico all’esilio. In Italia ha inciso alcuni cd in lingua italiana e questa canzone d’apertura è contenuta in un cd scritto con Ennio Morricone e chiamato “Per un pugno di samba”. Comunque, tutta questa premessa per dire che oggi voglio parlare di Carnevale!

Lo so, abbiamo passato da tempo la lettera C, ma voglio dedicare questa puntata extra al carnevale perché oggi in Italia stiamo vivendo il carnevale, un momento dell’anno vivo e di festa, nonostante i problemi.
Ho deciso quindi di dedicare questo momento alla storia del carnevale.
Eh sì, perché tutti sappiamo cos’è il carnevale, pochi però ne conoscono la storia e l’origine.

Oggi, il carnevale è un momento di divertimento che si svolge durante i mesi invernali e precede la Quaresima. Il Martedì Grasso, infatti, segna nei paesi cattolici la fine del carnevale e l’inizio della penitenza di 40 giorni rappresentata dalla Quaresima.

Da dove arriva però il carnevale?

Ci sono diverse teorie, ma sicuramente è un rito molto antico che unisce rituali pagani dedicati alla fecondità e all’allegria con celebrazioni per la fertilità della natura. Risate, danze e scherzi rendono il Carnevale un momento molto felice e celebrativo.

La stessa parola Carnevale ha interpretazioni diverse. Può derivare dal latino car navalis, un rito antico che coinvolgeva, appunto, una nave. Oppure, sempre dal latino, carnes levare (togliere la carne) oppure ancora dal latino carne vale (carne, addio), due nomi che alludono alla Quaresima e quindi al rito cristiano del digiuno. Digiuno significa: non mangiare; quando non mangiamo.

Probabilmente il Carnevale unisce diversi riti che erano celebrati nell’antichità in questo stesso periodo. Nell’antica Roma, febbraio era il mese della purificazione. Il passaggio dall’inverno alla primavera rendeva possibile comunicare con il mondo dell’aldilà, il mondo dei morti.

A queste cerimonie di purificazione si univano i riti di fecondazione come i Lupercali – così chiamate – feste antiche che erano fatte in onore di Marte e del dio Fauno.
In epoca romana c’era una festa che si svolgeva a dicembre che può aver influenzato il carnevale. I Saturnali, così erano chiamati, erano dedicati al dio Saturno. Durante questa festa, per un giorno soltanto, l’ordine costituito si rovesciava lasciando spazio alla libertà totale.
Le classi più basse della società potevano vivere un giorno di libertà e benessere. Pensate che gli schiavi per un giorno potevano comportarsi come uomini liberi.
Anche se i Saturnali erano festeggiati a dicembre, hanno molti lati simili al Carnevale moderno, che rappresenta un po’ un giorno di libertà dove tutti possiamo essere quello che vogliamo, pensateci.

Queste feste continuano poi per tutto il Medioevo, con dei piccoli cambiamenti. Poco a poco, si integrano nel calendario Cristiano e il Carnevale diventa il momento che precede la Quaresima. Ancora oggi diciamo: “a Carnevale, ogni scherzo vale!. Bene, nel Medioevo ci sono mascherate danzanti, gioia e feste. Oltre ovviamente a grandi mangiate nelle corti. Scorpacciate, come diciamo in italiano. Conoscete questa parola? Una scorpacciata, mangiare tanto.

Le leggi della morale e le regole erano sospese per un giorno. Gli uomini si vestivano con abiti femminili, i ricchi si travestivano da poveri, perché secondo un antico detto latino è lecito essere folli una volta l’anno! Folli significa pazzi.
Le danze ballate in queste feste ricordavano i rituali legati alla terra. C’è ad esempio una danza, che si chiama “il saltarello laziale”, che ricorda il crescere delle spighe di grano.
Danze, risate e amore santificavano il ritorno della primavera.

Nel Rinascimento

Nel Rinascimento poi, nascono i carri allegorici, quelle grandi costruzioni colorate che ancora oggi sfilano per carnevale in molte città italiane. Non so se avete mai visto questi carri. I carri, chiamati in quell’epoca trionfi, permettevano a tutti di partecipare e la città si trasformava in una grande festa.
A Firenze, questa tradizione è stimolata da Lorenzo il Magnifico. Ma anche in altre grandi città come Roma, Milano, Bologna e Ferrara, ecc, si organizzavano carri che rappresentavano storie mitologiche, episodi della Bibbia, allegorie, favole e leggende.

Questi carri, chiamati anche Trionfi, appunto, diventano poco a poco uno strumento di propaganda politica e culturale delle classi al potere per il popolo. Anche oggi, in Italia, i carri che vengono fatti durante il periodo di Carnevale devono raccontare una storia oppure contengono allusioni politiche molto spesso.

Le maschere

A Carnevale, come sappiamo, tutti usano le maschere. Le maschere sono usate sin da tempi antichi, ma in Italia nascono a Venezia. Nel 1600 la Commedia dell’Arte porta le maschere in teatro e sono inventati molti personaggi che sono ancora oggi molto conosciuti: Arlecchino, Pantalone, Balanzone. Tutti questi personaggi ereditano dalla festa del Carnevale il gusto per la risata, lo scherzo, il travestimento.
Nel 1700 e nel 1800 poi si aggiungono altri personaggi, come Pulcinella, e la Commedia dell’Arte diventa popolare in tutta Europa.  

Oggi il Carnevale rimane molto forte ed è una festa amata da tutti, grandi e piccini. Negli anni, questa festa ha perso un po’ l’origine sacra che aveva in principio, ma non, però, la vena satirica e a volte politica.
I carri, i dolci tipici, le maschere e i coriandoli sono gli elementi tipici del Carnevale Italiano. Oltre al Carnevale di Venezia, altre tradizioni, come quella del Carnevale di Viareggio sono diventate famose internazionalmente.

Bene, abbiamo un po’ percorso la storia del carnevale insieme.
Terminiamo con una filastrocca per bambini scritta dal grande Gianni Rodari. Questa filastrocca parla di tre maschere: Arlecchino, Gianduia e Pulcinella. Arlecchino è una maschera bergamasca, Gianduia è una maschera piemontese e Pulcinella è la famosa maschera napoletana. 

Ecco qui, filastrocca:

Se comandasse Arlecchino
il cielo sai come lo vuole?
A toppe di cento colori
cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse
ministro dello Stato,
farebbe le case di zucchero
con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella
la legge sarebbe questa:
a chi ha brutti pensieri
sia data una nuova testa.

Anche per oggi abbiamo finito. Se volete scambiare qualche idea, vi aspetto sul gruppo Facebook del podcast oppure potete mandarmi un’email.

A presto e grazie per l’ascolto

Link e collegamenti utili:

13_D come Design

“Complicare è facile, semplificare é difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Semplificare è il segno dell’intelligenza”.
Scopriamo oggi Bruno Munari, un artista, scrittore e designer tra i più interessanti e sperimentatori nell’Italia del boom economico. Un autore attento ai bambini che crede nel potere della fantasia e della curiosità.
Buon ascolto!

Trascrizione

«Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole, colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose… La semplificazione è il segno dell’intelligenza»

Bruno Munari

 

La citazione che avete ascoltato a inizio puntata è di Bruno Munari, artista poliedrico, scrittore, grafico, designer innovativo del Novecento Italiano.

La puntata di oggi è dedicata al Design, quello con la D maiuscola.

Design, Moda e Cibo sono la triade che sempre viene nominata quando parliamo di Italia. Queste tre cose sono ancora il primato oggi in Italia? Non saprei rispondere a questa domanda, ma sicuramente il nostro paese può vantare un passato glorioso in queste tre aree.
Il Design è un ambito molto vasto, va dall’architettura, all’arredamento, fino all’attuale design digitale che tocca la nostra vita di tutti i giorni.
Sono molti gli artisti che hanno fatto la storia del design italiano e non posso oggi ripercorrere in dettaglio la storia del design.

Tra i migliori designer italiani del Novecento possiamo ricordare brevemente Franco Albini, i fratelli Castiglioni, gli architetti Gian Luigi Banfi, Ludovico Babbiano e molti altri che hanno lasciato opere molto importanti per la storia della produzione artistica industriale italiana.
Siccome il nostro podcast analizza in particolare il legame fra cultura e letteratura, voglio oggi soffermarmi  sulla figura di Bruno Munari. Vi dirò chi è, perché è importante e quale apporto ha dato alla letteratura italiana.

 

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

12_C come Caffè

Pensiamo a Italia, pensiamo a caffè! Espresso, cappuccino, macchiato, caffè in tutti i modi e in tutte le salse. Ma perché in Italia beviamo caffè? Ne beviamo davvero così tanto? Dove e quando nasce l’espresso? Molte curiosità e risposte per voi in questa nuova puntata del podcast!

Trascrizione

Tre chicchi di moca / tritava il tricheco / per fare il caffè. / Lo vide la foca/ e disse “Che spreco! / Due chicchi, non tre!

Questa è una poesia di Scialoja, intitolata “Tre chicchi di Moka” e contenuta in un libro, pubblicato da Edizioni Lapis nel 2011, un libro per bambini.

Bevo quaranta caffè al giorno, per essere ben sveglio e pensare, pensare a come combattere i tiranni e gli imbecilli.

Questa invece è una citazione di Voltaire.

Ultima:

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.

Questa è una citazione tratta da un libro di un autore italiano, Erri de Luca.

Come potrete immaginare, oggi voglio dedicare la puntata al caffè. Rimango per un attimo ancora sulla C e parlo oggi della storia del caffè.

Il caffè è un elemento indispensabile nella cucina italiana. Tutti noi adoriamo il caffè, l’espresso, il caffè che deve essere bevuto velocemente. Il caffè è una bevanda molto molto consumata mondialmente, ma è interessante sapere che l’espresso italiano non è un’invenzione molto antica. È un’invenzione abbastanza contemporanea, del 1900. E ora vi dirò come siamo arrivati noi italiani ad avere una Moka in ogni casa italiana ed a consumare caffè come rito sociale.

 

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

Link e riferimenti utili:

 

 

 

11_La scienza in cucina (Lettura)

Vi piace cucinare? Cucinate piatti italiani? Qui per voi il Decalogo di Pellegrino Artusi. Per imparare a cucinare con gusto e semplicità seguendo i consigli del grande Maestro dell’Ottocento.
Buon ascolto e buona cucina!

Trascrizione

Ciao a tutti.

Come promesso, oggi continuiamo con la parola Cibo e voglio, in particolare, leggervi alcuni piccoli pezzi tratti dal libro di Pellegrino Artusi: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.

Come detto la settimana scorsa, questo libro è uscito alla fine dell’ Ottocento ed è il primo libro che racchiude in forma, in italiano contemporaneo, e anche in forma patriottica le ricette tradizionali della cucina italiana. È stato scritto da un emiliano che si chiama Pellegrino Artusi e oggi voglio, in particolare, parlare delle sue 10 regole, delle del decalogo, le dieci regole della cucina artusiana, della cucina di Pellegrino Artusi.
Queste regole sono state, in particolare, raccolte da casa Artusi che è la casa museo che ancora oggi organizza eventi dedicati alla figura di questo personaggio. E, insomma, vi leggerò quindi una serie di 10 punti molto brevi.

 

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

Link e risorse utili:

10_C come Cibo

Oggi parliamo di Cibo. Pasta, pizza, lasagne, tutti conoscono il cibo italiano. Ma da dove arriva la pasta al pomodoro? La mangiamo da sempre? Chi è Pellegrino Artusi e perché è importante per l’Italia? Un viaggio nella cucina italiana attraverso le pagine del primo ricettario nazionale!

Trascrizione

Grazie grazie grazie grazie.

Oggi inizio la nostra puntata con un grande Grazie a tutti voi per ascoltarmi e anche perché nelle ultime settimane ho ricevuto qualche email da persone che mi ascoltano: mi hanno fatto davvero tanto tanto piacere. Quindi vi ringrazio qui in diretta – tra virgolette.

Se volete scrivermi per suggerimenti, per commenti, consigli, eccetera, io sono sempre contenta di ricevere le vostre email. Quindi, potete scrivermi a: linda@speakitaliano.org. Sarò felice di rispondere a ogni email che mi manderete.  Oggi, in particolare, voglio rispondere a un commento, a una domanda che una ragazza dall’Argentina, Sofia, mi ha fatto. Sofia vorrebbe sapere di più sul cibo italiano e io risponderò in maniera un po’ originale, quindi rispondo un po’ a modo mio.

Ho pensato quindi di dedicare la puntata di oggi, visto che siamo arrivati alla C nel nostro vocabolario, nel nostro sillabario, ho deciso di dedicare la puntata di oggi proprio al cibo.

Pensiamo a Italia, pensiamo a cucina

Pasta, pizza, lasagne alla bolognese, tutti conoscono la cucina italiana. Ma è sempre stato così? Qual è l’origine della culinaria italiana? Come si è evoluta? Qual è stato l’ambiente che ha permesso lo sviluppo di ricette comuni e di una cultura così legata al cibo?

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

Fonti e link utili:

03_La lettura

Which are the benefits of reading while we are learning a language? Can I read even if my Italian is not advanced? Of course YES! Listen to today’s podcast and discover with me 5 tips to enjoy reading and literature in Italian.

Trascrizione:

Ciao a tutti! Io sono Linda Riolo di Speak Italiano e vi do il benvenuto al nostro appuntamento settimanale con la letterature e la cultura italiane.

Il tema di oggi è: la lettura. Oggi voglio parlare di lettura. E inizio con un’immagine: immaginate un iceberg, ok? Quindi 80% dell’iceberg di solito è sotto l’acqua e 20% è in superficie. Ora, immaginate voi stessi e il vostro apprendimento delle lingue.

Un professore canadese, un po’ di anni fa, il professor Jim Cummins, ha ideato questa metafora: quindi, dell’apprendente, della persona che sta imparando le lingue e l’iceberg. Ora, molta della vostra conoscenza può essere sott’acqua: nel senso che forse voi riuscite a capire molte cose della lingua, riuscite a comprendere il contesto, riuscite a seguire un discorso tra madrelingua, ma non riuscite ancora a parlare. Oppure viceversa: riuscite a capire bene il linguaggio parlato e non riuscite a scrivere oppure a leggere letteratura.
Bene, questo non significa che voi non conosciate la lingua che state studiando, in questo caso la lingua italiana. Dovete capire che tutte queste abilità che voi state accumulando con lo studio, con la lettura, con l’ascolto, sono input molto importanti: sono input positivi.  Questi input che stanno sotto l’acqua e che serviranno in futuro a rendervi più fluenti, più naturali e più sicuri anche delle vostre capacità. Quindi, questa teoria dell’iceberg è molto positiva, è un’immagine secondo me è molto bella e possiamo pensare a questo quando ci sentiamo un po’ scoraggiati, un po’ frustrati per le nostre conoscenze linguistiche. Succede anche a me con l’inglese ad esempio, oppure con il portoghese che sto imparando: a volte mi sento di non sapere abbastanza la lingua, di non poter interagire con i madrelingua. In realtà è molto bello pensare che ci sono tutte delle abilità, una grande conoscenza, che noi abbiamo sviluppato, abbiamo accumulato e che rimane sotto l’acqua: è solo una questione di tempo per farla emergere e per iniziare ad usare queste abilità che noi stiamo immagazzinando, che stiamo accumulando.

Voglio parlare della lettura in 5 punti. Quindi, oggi vi darò alcuni consigli per sviluppare l’abilità della lettura e anche alcune curiosità.

Punto 1

Molte persone pensano che per riuscire a leggere un romanzo, quindi per riuscire a leggere, ci vogliano abilità linguistiche molto elevate, molto avanzate. Quindi molte persone che stanno studiando una lingua, ad esempio anche molte persone che studiano l’italiano, si avvicinano alla lettura e alla letteratura abbastanza tardi perché pensano che, per leggere un libro e quindi per divertirsi con la lettura, sia necessaria una conoscenza avanzata della lingua. Questo in realtà non è vero: pensate che per leggere un libro, di solito, in media ci vuole una conoscenza di 300 parole, che sono ripetute spesso nei testi. Quindi questo non è vero: non è vero che per iniziare a leggere dobbiamo avere un livello di italiano avanzato. Forse solo se vogliamo leggere filosofia, se vogliamo leggere saggi, storia, oppure materie molto specifiche. Per la maggior parte dei libri, direi l’80%, non è necessario questo. Dobbiamo, quando leggiamo, applicare una cosa che si chiama “lettura estensiva”, cioè una tecnica, ecco, che si chiama lettura estensiva. Cioè dobbiamo leggere senza cercare ogni parola sul dizionario: va bene tenere il dizionario per sicurezza vicino, ma questo deve servire solo per emergenza. Cioè, se davvero non conoscete il significato di una parola, allora potete cercare sul dizionario. Ma solo se questa parola, ignota, questa parola che non conoscete, vi ferma nella vostra comprensione generale. In generale, noi possiamo capire il contesto, possiamo capire che cosa sta succedendo in una storia: non abbiamo bisogno del dizionario. Spesso è il nostro perfezionismo che ci fa cercare ogni singola parola.
Questo di solito genera frustrazione e dopo due pagine spesso abbandoniamo il libro. In realtà, con un input positivo e con un po’ di flessibilità personale, un po’ di leggerezza se vogliamo, possiamo benissimo leggere qualcosa in italiano anche se non abbiamo un livello molto avanzato. ll primo punto è questo: non servono abilità linguistiche avanzate per leggere qualcosa nella lingua che state studiando, in questo caso in italiano.

Punto 2

Ovvio che è preferibile un apprendimento graduale. Il punto numero 2 è: apprendimento graduale.  Non dimenticate infatti che una lettura, una cosa che leggiamo, deve essere piacevole. Noi possiamo avere tutta la pazienza del mondo, ma se cerchiamo di leggere un libro molto più avanzato rispetto al nostro livello, ovviamente non riusciremo ad arrivare fino alla fine. Durante la lettura potete segnare le parole che non conoscete, però è necessario che almeno riusciate a capire l’ 80% di quello che state leggendo. Quindi, potete fare una semplice prova per scegliere i libri: potete andare in libreria, aprire il libro, provare a leggere il primo paragrafo. Se su 10 parole ci sono 8 parole che non … che conoscete, scusate e una o due che non conoscete, allora va bene; anche 3 che non conoscete, ma se diventano, le parole che non conoscete, diventano di più, allora potrebbe essere un problema.

C’è un grande linguista che si chiama Krashen (Stephen): lui idealizza un’ipotesi che si chiama ipotesi dell’input. Cioè, lui dice che un modo per procedere, per progredire, per andare avanti nello studio di una lingua straniera, comporta un’esposizione a un input che non sia né troppo facile né troppo difficile. L’input, quindi lo stimolo che voi ricevete, deve essere comprensibile: cioè deve essere nella giusta posizione fra facile, troppo facile per voi, e troppo difficile. Infatti, si parla spesso di: più uno (+1). Cioè, voi dovreste scegliere materiali che vi portino a questo “più uno”, cioè una cosa non troppo facile, ma allo stesso tempo non troppo difficile. Non ci deve essere troppa frustrazione.

A volte vogliamo capire tutto quello che stiamo leggendo e quindi ci affidiamo molto al dizionario: in realtà è molto importante usare il proprio intuito, il proprio istinto. Se siamo in un paese straniero e non abbiamo a disposizione un dizionario, il nostro cervello ci può aiutare per riuscire a capire il contesto, riuscire a capire di che cosa si sta parlando. Quindi, il nostro cervello attiva l’intuito. Questo è molto importante anche quando leggiamo: dobbiamo usare la nostra intuizione. In questo modo la lettura può essere piacevole.

È anche molto utile, se riuscite, sottolineare le parole che non conoscete, mentre state leggendo e creare quelle che chiamiamo flashcards. Cioè, ci sono molte app, molti programmi digitali che possono aiutarvi in questo, però delle flashcard non sono nient’altro che delle carte, che possono essere manuali o digitali, in cui voi scrivete la definizione della parola che non conoscete. Potete scegliere se usare la vostra lingua o se scrivere la definizione nella lingua che state studiando, quindi in questo caso l’italiano e dall’altro lato la parola. Con questo mazzo di carte potete poi allenarvi a memorizzare le nuove parole che non conoscete, però questo in un secondo momento: durante la lettura è importante rilassarsi e divertirsi.

Punto 3

Il punto numero 3 è: leggere ad alta voce. Non per tutto il libro, ovviamente, però per migliorare la vostra pronuncia e le vostre abilità di lettura è un buon consiglio quello di leggere in alcuni punti ad alta voce. Cioè non nella vostra mente ma usando la vostra voce. Questo serve sia per la vostra pronuncia, sia per la vostra bocca, per imparare ad articolare le parole che pronunciate. Perché ovviamente in italiano si fanno movimenti diversi da quelli che facciamo quando parliamo inglese o altre lingue. Se avete un dubbio su qualche parola, potete anche cercare su internet la pronuncia corretta. Ci sono molti siti web che oggi fanno, mostrano, fanno sentire la pronuncia corretta delle parole. Una cosa molto importante, mentre leggete, e potete fare questo esercizio anche mentre leggete a voce alta, è identificare le parole chiavi o le frasi chiavi. Quindi le parole che sono importanti per dare un significato a quello che state leggendo.

Punto 4

Il consiglio numero 4 è quello di iniziare dai racconti, le storie brevi, storie corte. Perché? Ovviamente se voi scegliete un grande romanzo come prima lettura è più difficile arrivare fino alla fine. Quindi è più difficile trovare questa soddisfazione e la spinta che vi porta a continuare a leggere. Di solito, infatti, è meglio iniziare da qualcosa di più breve, di più corto: ci sono molte storie corte su internet. Oppure potete cercare qualche sito web dedicato a scrittori contemporanei. Ovvio che se scegliete romanzi come il Signore degli Anelli che è 1500 pagine o più, sarà molto difficile per voi arrivare a una grande soddisfazione in poco tempo.

Collegate la vostra lettura alla scrittura, perché spesso c’è il rischio di imparare bene a leggere però dimenticare altre abilità come possono essere il parlato, parlare o la scrittura. Se potete e se avete tempo, se volete, provate a scrivere dei piccoli pensieri mentre leggete. Questi piccoli pensieri possono essere nel libro, vicino alle parole, oppure, per i puristi, per le persone che non vogliono assolutamente sporcare i libri potete prendere un piccolo notepad, un piccolo quaderno di appunti per scrivere i vostri pensieri. In questo modo potete praticare sia la lettura che la scrittura insieme, senza dimenticare una delle due. Una cosa molto molto utile e consigliata sono gli audiolibri.
Perché? Perché è molto importante, soprattutto se non siete parlanti avanzati, quindi soprattutto se il vostro livello è ancora, siete agli inizi con lo studio dell’italiano: è importante ascoltare. Ci sono oggi sul mercato molte molte opzioni di libri che hanno anche un CD, oppure un mp3, che potete ascoltare mentre leggete. Questo non solo è importante per la vostra pronuncia ma è anche importante per la vostra memoria: molte parole infatti ritornano nei testi che leggiamo. Quando inizierete a leggere vedrete che molte molte parole sono ripetute: se oltre a leggere queste parole ascoltate anche il suono, sicuramente la vostra memoria riuscirà a immagazzinare tutte queste nuove parole più facilmente.

Punto 5

L’ultimo consiglio è: dedicate tempo giornaliero alla lettura o all’ascolto, se avete un audiolibro. Perché? Spesso pensiamo che per imparare l’italiano è necessario solo avere una lezione a settimana di un’ora, oppure due lezioni da mezz’ora, un’ora e mezza, eccetera. In realtà, è molto più produttivo dedicare spazio all’italiano tutti i giorni; non deve essere per tanto tempo, bastano anche 5-10 minuti, ma è importante creare intorno a noi una situazione immersiva. Cioè: rendere l’italiano parte della nostra vita, non un passatempo, non un hobby, ma qualcosa che invece possiamo usare come parte della nostra vita, per imparare qualcosa.

Attenzione, perché l’ascolto passivo non vale: cioè molte persone pensano che solo lasciando la televisione accesa, oppure la musica, oppure un audiolibro mentre facciamo altre cose possa aiutarci a imparare l’italiano. In realtà, serve un immersione concentrata: cioè dovete concentrarvi su quello che state facendo e ovviamente il materiale che ascoltate deve essere al vostro livello. Spesso molte persone cercano di imparare l’italiano con i film: i film italiani possono essere molto complessi perché in Italia abbiamo molti dialetti, abbiamo molte differenze geografiche e regionali e usiamo molte parole colloquiali, quindi parole che sono molto legate all’area dov’è ambientato il film. Se studiate l’italiano da poco, oppure se non avete un livello molto avanzato, non è molto utile guardare film e cercare di imparare l’italiano con i film. È più utile invece trovare un libro, dei vostri, che è simile ai vostri interessi con l’audio, quindi un audiolibro e concentrarvi su questo libro 10-15 minuti al giorno. Vi piace fare qualcosa di particolare? Provate ad ascoltare in italiano su un argomento che vi piace, oppure imparare qualcosa: ricette, giardinaggio, sport, viaggi, qualsiasi cosa che può essere interessante per voi.

Bene! Anche per questa settimana abbiamo finito. Io vi ringrazio e vi saluto e ci vediamo la settimana prossima. Buona settimana. Ciao ciao

Link Utili:

01_Le origini

In this first podcast, I want to talk about the Italian language and its origins. Imagine a country divided for centuries: many lords and powers, many languages and no possibility to communicate between regions. Then, imagine the desire to create a language able to unify the whole peninsula. This was a strong desire in Dante’s times and was not solved until the beginning of 1900. But if Italy was divided into many different minor languages, which could be the language able to fulfill this purpose?

For centuries, Latin was the language of the literature, a language for rich and educated people. Daily communication used languages and dialects coming from Latin and called “vulgar”. Dante, Petrarca, and Boccaccio in 1300 started using this language of the poor for their masterpieces and elevated the dialect of Florence to a language that will evolve into contemporary Italian. But the story doesn’t end here. Follow me on this journey into the history of Italian language and practice your listening with me!

Trascrizione

Buongiorno a tutti, buon martedì e ben ritrovati al nostro podcast settimanale dedicato alla letteratura italiana.

Oggi voglio parlare un po’ delle origini della lingua italiana. È una storia lunga, ma cercherò di essere breve e sintetica.

Allora…

L’italiano di oggi ha ancora, in parte, la stessa grammatica e usa ancora lo stesso lessico dell’italiano fiorentino letterario del Trecento. Fiorentino significa l’italiano che era parlato nella città di Firenze.

In Italia oggi, come molti di voi sanno, ci sono molti dialetti, molto diversi fra loro e che arrivano dal latino. Ci sono anche alcune lingue indipendenti come il sardo e altri dialetti che non arrivano dal latino. Ma com’era la situazione dell’Italia prima? Qual era la situazione ad esempio nel 1000 dopo Cristo oppure ai tempi di Dante? Oggi voglio percorrere brevemente con voi la storia della lingua italiana e mostrarvi come siamo arrivati alla lingua di oggi che chiamiamo italiano standard.

Molti anni fa l’Europa era una confusione di innumerevoli dialetti, c’erano molte lingue diverse che derivavano dal latino. Poco a poco durante i secoli questi dialetti si sono trasformati in alcune lingue diverse, distinte come ad esempio il francese, il portoghese, lo spagnolo e l’italiano. Quello che però è successo in Francia o in Spagna o in Portogallo è un evoluzione che possiamo definire organica: cioè il dialetto della città più importante si è trasformato a poco a poco nella lingua ufficiale di tutta la regione. In Italia questo processo è stato un po’ differente. Una differenza importante è che per molto tempo l’Italia non è stata un paese unito. L’Italia, infatti, è stata unificata solo molto tardi, nel 1861. Fino a quel momento era una penisola di città stato in guerra fra loro e dominate da prìncipi a volte orgogliosi oppure da altre potenze europee.

Parte dell’Italia apparteneva alla Francia, parte alla Spagna, una parte alla Chiesa e alla fine una parte a chi riusciva a conquistare la fortezza, il castello o il palazzo locale. I poteri cambiavano veramente, non era un regno stabile.

Tutta questa divisione interna presente in Italia significa quindi che il nostro paese è stato unificato poco a poco e la stessa cosa è successa con la lingua italiana. Il latino, in particolare, era la lingua della cultura e della letteratura mentre il “volgare”, così chiamato, quindi la lingua del popolo (dalla parola “volgo”), era usata in contesti pratici di vita quotidiana (come i registri o ad esempio le ricevute commerciali).

Proprio per questi motivi, per queste divisioni interne, non dobbiamo stupirci se durante i secoli gli italiani abbiano parlato e scritto con dialetti locali incomprensibili da chi era di un’altra regione. In questo modo, se vogliamo fare un esempio, persone che vivevano in Piemonte, come me, non potevano capire persone che per esempio provenivano da altre regioni come il Veneto o in particolar modo, le regioni del Sud.

Il latino a quel tempo era la lingua d’uso internazionale, cioè era usato nelle scritture e nei discorsi ufficiali. Questo latino era definito da Dante come “grammatica”: quindi Dante pensa a quel tempo che la lingua convenzionale e la lingua perfetta, anche se artificiale, era appunto il latino. Tuttavia, c’era un dibattito aperto: il dibattito sul volgare d’Italia, questa “lingua volgare” e quindi il dibattito anche che si chiedeva quale dovesse essere la lingua ufficiale, il volgare “illustre”. Quindi tutti questi scrittori nel 1200/1300 già pensavano all’idea di una lingua ufficiale, una lingua per tutta Italia. Una lingua che ancora però non esisteva. Anche se c’è stato, c’era l’opera della Scuola Poetica Siciliana, così chiamata, che aveva in qualche modo pubblicato letteratura in volgare e quindi aveva iniziato il processo per far diventare questo volgare adeguato anche all’uso scritto. Quindi per sostituire piano piano in latino.

Dobbiamo parlare un po’ di Dante, ma state tranquilli perché cerco di essere breve.

Dante è considerato da molti il padre della lingua italiana. Perché? Quando lui pubblica la sua Divina Commedia nel 1321, Dante sciocca un po’ il mondo letterario. Perché?

La prima grande opera della normazione del volgare, cioè che tenta, che cerca di costruire delle regole per questa nuova lingua è appunto l’opera di Dante che teorizza nei primi anni del 1300 in un’opera che si chiama il De Vulgari Eloquentia. Lui teorizza la creazione di questa nuova lingua: lui quindi riconosce la varietà delle lingue d’Italia e compie, inizia a svolgere, un’opera di limatura quindi un’opera per creare questa lingua: per far diventare questa lingua lo strumento migliore per comunicare. Quindi Dante, in questo periodo, non accetta il latino come lingua per le sue opere, ma va per le strade e cerca la vera lingua fiorentina: vera lingua parlata dagli abitanti della città. La stessa cosa viene poi fatta da due poeti e scrittori importanti che vivono leggermente dopo Dante, quindi sono quasi contemporanei, e sono Boccaccio e Petrarca. Dante, Petrarca e Boccaccio, chiamati Le Tre Corone, iniziano un lavoro di creazione, insomma, un lavoro di elaborazione di questa nuova lingua. A causa loro, grazie a loro, il fiorentino inizia a diventare un modello di riferimento per tutta Italia.

Dante usa questa lingua, chiamata volgare, per raccontare la sua storia: quella anche della Divina Commedia.

Dopo di lui, questa causa viene un attimo dimenticata fino al 1500Nel 1500 alcuni intellettuali italiani iniziano a organizzarsi e decidono che questa mancanza di una lingua ufficiale e questa predominanza ancora del latino per la letteratura sia una cosa assurda. Secondo questi intellettuali, l’Italia ha bisogno di una lingua italiana, almeno in forma scritta che fosse però comune a tutti. Quindi questo gruppo di intellettuali fa una cosa inedita nella storia d’Europa: sceglie un dialetto, quello ritenuto da loro come più bello, e lo battezza italiano.

Come trovare questo dialetto più bello? Come definire la bellezza? Questi intellettuali devono appunto andare indietro di 200 anni, fino alla Firenze del quattordicesimo secolo. Questo gruppo decide di considerare lingua italiana corretta la lingua usata dal grande poeta Fiorentino Dante Alighieri nel 1300 e da altri due autori quasi contemporanei, appunto, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.

Ora immaginate questa scena: un gruppo di intellettuali si riunisce molto tempo dopo rispetto all’epoca di Dante e decide che l’italiano di Dante sarebbe, a partire da quel momento, la lingua ufficiale dell’Italia. È più o meno come se un gruppo di accademici di Oxford si fosse riunito un giorno nel secolo XIX e avesse deciso che, da quel momento, tutto il mondo in Inghilterra avrebbe dovuto parlare la lingua di Shakespeare. Questa manovra, questa mossa, in Italia funziona veramente.

L’italiano che parliamo oggi, quindi, non è romano o veneziano (anche se queste città sono state città molto forti dal punto di vista militare e commerciale) ma è Fiorentino, la lingua di Firenze. La lingua ha la sua origine da quella stessa lingua che Dante usa nelle sue opere.

Oggi per un italiano non è così facile leggere Dante: a scuola infatti dovevamo tradurre e parafrasare la Divina Commedia prima di capire il contenuto interamente. Molte parole però sono comuni e in molte parti del libro è ancora possibile per un italiano capire il contenuto.  Ovviamente, la lingua è cambiata nel corso dei secoli, ogni lingua cambia.

Come esperimento, per farvi sentire questa lingua del 1300, voglio leggere qui, adesso, le prime due strofe della Divina Commedia del Canto I dell’Inferno. Voi ascoltate il suono e provate a vedere se riuscite a capire qualche parola. Non importa se non riuscite a capire bene il contenuto, provate solo a concentrarvi sul suono. Ok? Andiamo:

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Bene, ora possiamo tornare alla nostra storia. Abbiamo capito che la lingua italiana ha una forte connessione con la lingua di Dante. Ma la storia non finisce certo qui. In quale modo questa lingua è diventata lingua nazionale? E quanto è diverso l’italiano contemporaneo dall’italiano di Dante?

Dobbiamo parlare e fermarci un po’ sul 1500. Dante, Boccaccio e Petrarca nel 1300 sono sicuramente stati i padri della rivoluzione linguistica. Dopo di loro, però, gli scrittori sono tornati al latino. Per un secolo la lingua è addormentata e solo alla fine del 1500 ricominciano gli studi che parlano di una lingua nazionale. Proprio nel 1500, quindi,  la questione linguistica diventa uno studio fondamentale.

Però non è semplice: ci sono varie teorie. Ci sono persone che sostengono l’importanza di tornare al Fiorentino del 1300 e altri che invece vogliono una lingua più moderna. Fra questi, un intellettuale nel 1500 che parla della lingua italiana e in particolare della lingua parlata fiorentina è Niccolò Machiavelli. Lui scrive un libro chiamato: “Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua”. Machiavelli apparteneva al gruppo che sosteneva il “modello Fiorentino”, la lingua di Firenze. Machiavelli però difendeva il fiorentino contemporaneo e non quello di Dante. Un altro gruppo, invece, è guidato da Pietro Bembo: un altro intellettuale del tempo che scrive un libro chiamato “Prose della volgar lingua”. Lui in questo scritto propone come lingua il toscano del 1300: secondo lui la lingua letteraria per eccellenza, quindi la lingua letteraria pura.

Bembo scrive una vera e propria Grammatica del Toscano letterario: questa grammatica però si basa appunto sulla lingua parlata dai grandi autori del Trecento: Dante, ma soprattutto Boccaccio e Petrarca. Dante un po’ meno: perché? Perché Dante nella sua opera non usa solo l’italiano alto, l’italiano elevato ma usa anche molti termini appartenenti al linguaggio un po’ più basso, un po’ più volgare. Quindi Bembo decide di basarsi soprattutto sulle opere di Boccaccio e Petrarca.

Un’altra cosa importante che succede nel 1500 è la nascita dell’Accademia della Crusca: un organo accademico che si occupa di linguistica e nasce nel 1582. L’accademia della Crusca, quindi questo organo di linguisti crea per la prima volta un dizionario italiano e decide per la creazione di questo dizionario di basarsi sul l’idea appunto di Bembo, quindi sulla lingua dei letterati del 1300. Questo dizionario è stampato nel 1612 a Venezia. Fra gli scrittori del Cinquecento compaiono nel dizionario solo gli scrittori che hanno deciso di seguire appunto il modello di Bembo, come Ariosto, lo stesso Bembo, Della Casa e altri autori.

Un altro personaggio che vive fra 1500 e 1600 e che possiamo nominare è Galileo Galilei. Perché? Perché Galileo Galilei nei suoi scritti va verso la direzione della sua lingua materna: lui usa il volgare contemporaneo, la sua lingua, la lingua parlata di tutti i giorni. Quindi è importante perché Galileo, come scienziato, crea italiano della fisica e dell’astronomia. Sceglie di usare parole facili, semplici e trasparenti e non introduce nei suoi scritti parole troppo colte, troppo “strane” per una persona che viveva in quel periodo storico. Infatti, la lingua che il popolo parlava nel 1700 era molto diversa da quella che parlava Dante. C’era una grande differenza tra la scrittura, questo dizionario dell’Accademia della Crusca e invece la lingua della vita quotidiana, la lingua delle cose di tutti i giorni. Questa lingua di Bembo questa lingua dell’Accademia della Crusca era un po’ arcaica, era considerata un po’ antica.

Bene amici, questa storia sta diventando molto lunga, quindi per questa settimana mi fermo qui. Ricordatevi: siamo arrivati al 1500/1600. La settimana prossima dovremmo parlare ancora di un periodo importantissimo per la storia della lingua italiana che è il 1800. Ma per adesso vi lascio, vi ringrazio per aver ascoltato fino adesso e voglio anche, prima di finire, chiedervi alcuni suggerimenti.

Questi sono i miei primi podcast, sto sperimentando con questa nuova forma di comunicazione: quindi mi scuso per volume, alti, bassi eccetera eccetera. Spero che abbiate pazienza ma se avete particolari consigli per me, se volete che durante questo spazio settimanale io parli di argomenti particolari, vi prego di mandarmi un’email. Potete trovare il mio indirizzo e-mail sul mio sito web: sarò felice di leggere e rispondere a qualsiasi messaggio che riceverò.

Terminiamo infine con il proverbio di questa settimana. Ho scelto un proverbio con la rima: adoro proverbi con le rime. Il proverbio è questo: rosso di sera bel tempo si spera. Significa che se di sera il tramonto è bello rosso, senza nuvole, probabilmente domani sarà una bella giornata. Queste erano le credenze dei nostri nonni e forse funzionano ancora oggi! Quindi vi auguro una bellissima giornata, vi auguro un bellissimo weekend autunnale e ci sentiamo presto. Ciao ciao.

Introduzione e presentazioni

This podcast is for people who want to practice their listening and learn new things on Italian literature and cinema.

Trascrizione:

Buongiorno a tutti e benvenuti sul primo podcast di Speak italiano.

Io sono Linda e sono la persona che vi guiderà nei prossimi mesi alla scoperta, della letteratura del cinema e della cultura italiana. Due informazioni su di me: sono nata e vivo in Piemonte e sono laureata in letteratura italiana contemporanea. Ho vissuto a Dublino e sono tornata in Italia da un anno.

Amo leggere ascoltare storie, guardare film e scoprire cose nuove: per questo motivo voglio usare questo spazio per parlare di letteratura italiana, di cinema e di tutto quello che riguarda la cultura italiana del presente e del passato.  Con questo podcast voglio dare uno strumento di ascolto alle persone che stanno imparando l’italiano o che hanno studiato questa lingua e vogliono tenersi in esercizio con l’ascolto. Parlerò in italiano ma in modo chiaro è semplice.

Durante questo primo incontro voglio parlare dell’importanza delle storie e della letteratura per migliorare la nostra conoscenza delle lingue.  Prima di tutto raccontare storie è una cosa che gli esseri umani fanno dall’inizio dei secoli. Usiamo le storie giornalmente con la nostra famiglia con i nostri amici e anche con persone nuove.  Un piccolo dato, parliamo un po’ di numeri: l’enciclopedia Treccani, una delle più importanti enciclopedie della lingua italiana, stima che nella lingua italiana esistano più o meno 427 000 parole diverse. Di queste 427000, solo 6500 sono usate per il 98%  della nostra comunicazione giornaliera. Avete sentito bene! 6500 parole per il 98% della comunicazione italiana giornaliera. Se vogliamo andare oltre in questa analisi, Treccani afferma anche che 2000 parole sole sono considerate parte del nostro vocabolario di base. Questa è sicuramente una buona notizia per chi sta studiando l’italiano o per chi vuole riuscire a comunicare con i madrelingua.

Molte persone studiano l’italiano da tanti anni, forse hanno molti libri di grammatica a casa ma hanno paura ad avvicinarsi alla letteratura.  Forse non sanno che la letteratura italiana non è solo Dante ma ci sono tantissimi autori contemporanei che possono guidarci in un viaggio di scoperta. Le storie sono importanti perché con le storie riusciamo a vedere le parole in contesto e soprattutto siamo esposti a un processo di ripetizione naturale: la ripetizione è una parte fondamentale del processo di apprendimento. Ma attenzione: ripetizione non significa noia, non significa che dobbiamo passare ore sui libri di grammatica. Ripetizione può essere anche ascolto e le storie sono il modo migliore per creare nuove parole e aumentare il nostro vocabolario. Inoltre, con le storie possiamo immedesimarci e in questo modo far diventare il nostro processo di apprendimento più piacevole ed efficace.  Questa tecnica funziona con persone che hanno iniziato a studiare l’italiano da poco e soprattutto con persone che studiano da tempo e vogliono mantenere un contatto vivo e attivo con la lingua italiana. C’è un mare di risorse che possiamo esplorare insieme: storie, aneddoti, recensioni di libri o recensioni di film. Voglio usare questo spazio per fare proprio questo.

Vi invito quindi a seguirmi sui miei canali social Facebook e Instagram, e  iscrivervi alla mia newsletter e seguire questo spazio, per parlare insieme e per divertirci con la lingua italiana.

Adesso, momento della conclusione. Voglio concludere ogni puntata con un proverbio o una citazione. Per oggi, per questo primo episodio, ho scelto un proverbio che mi rappresenta molto e che parla della lentezza.  Viviamo in un mondo fatto di notizie che cambiano velocemente, cose che facciamo di fretta. Io penso che sia importante trovare dei momenti di pace e tranquillità per imparare con gusto e senza fretta. Imparare perché abbiamo piacere di farlo. ,Il proverbio di oggi è: chi va piano va sano e va lontano. Questo proverbio, che usiamo molto nella lingua italiana significa proprio che con la calma e la tranquillità possiamo raggiungere i nostri obiettivi.

Per la prima puntata è tutto. Se avete suggerimenti, se vi piacerebbe sentire riguardo a particolari argomenti, sono sempre aperta a proposte e consigli. Mandatemi un’email e sarò felice di rispondervi. Grazie mille per l’ascolto e ci sentiamo presto. Ciao ciao